Sono nato a Salsomaggiore Terme (Parma) nel 1955 e risiedo a Piacenza. Sono sposato dal 1978 con Graziella.
Ho una figlia, Margherita, e una grande passione: la politica, che per me significa lavorare per costruire il futuro della nostra comunità.
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lunedì 17 dicembre 2012

IL VOTO: L’ARMA PIU’ IMPORTANTE


di Giovanni Bianchi
Presidente ANPC

Populismo e antipolitica sono i mali della stagione in corso. 
Attraversare il disordine da essi prodotto è il compito di tutte le forze democratiche, ovunque collocate: nella società civile come nelle istituzioni. 

Starei per dire, nello spazio pubblico e perfino in quello privato. E ad elezioni generali ormai prossime il dovere dell'ora è quello di incalzare noi stessi e i nostri concittadini a esercitare tutti i diritti, che in democrazia sono anche obbligo a partecipare. 
Per i partigiani che si fregiano anche del nome cristiano si tratta di una battaglia irrinunciabile, dal momento che discende direttamente dalla Carta costituzionale, senza la quale sarebbe impensabile la nostra convivenza democratica. 
E tutti sanno che la Costituzione del 1948 non sarebbe stata mai iscritta se non avesse avuto alle spalle la Lotta di liberazione e la tragedia del fascismo. Il personalismo cristiano che ne costituisce la tessitura è nato sui monti e nelle coscienze, e dunque non può assentarsi quando ritornano quelli che David Maria Turoldo chiamava "i giorni del rischio".Eccoli i giorni del rischio: perché la democrazia – sarà bene non dimenticarlo – non è un guadagno fatto una volta per tutte. Soprattutto quando il rischio prende la maschera, emotiva e mediatica, della fuga dal voto. 
Mentre il diritto di voto, lo sappiamo, è da sempre una delle più elementari richieste per l’instaurazione di una vera democrazia ed uno dei primi diritti riconosciuti ai cittadini: nel nostro Paese, è solo grazie a dure lotte che i ceti sociali più disagiati riuscirono progressivamente a conquistare il diritto di voto, e solo dopo la caduta del fascismo esso venne esteso alle donne.
Da sempre il nostro Paese, a differenza di altre democrazie europee, ha fatto registrare un alto tasso di partecipazione alle competizioni elettorali a tutti i livelli, segno di una richiesta di rappresentanza che si esprimeva anche nella fiducia alle forze politiche in un clima contrassegnato certo da forti contrapposizioni ma anche dal riconoscimento del comune radicamento nei valori e nei principi della Costituzione, espressione degli ideali della Resistenza antifascista.
Negli ultimi anni tale tendenza nazionale si è invertita, e nelle elezioni amministrative della scorsa primavera, come pure nelle elezioni regionali siciliane di ottobre, si è assistito ad un declino della partecipazione alle urne che ha interessato quasi la metà della popolazione avente diritto al voto. Questo fenomeno è riconducibile alla scarsa fiducia che i cittadini ormai nutrono verso le forze politiche e persino verso le istituzioni democratiche, sia per l’accusa di corruzione generalizzata rivolta a tutta la classe politica, sia per la sensazione dell’impotenza della politica di fronte al dilagare del pensiero unico.
A fronte di ciò, e senza voler negare i problemi e le criticità realmente esistenti, come associazione dei combattenti per la libertà desideriamo vivamente invitare i nostri iscritti e simpatizzanti e tutti gli Italiani a non voler disertare le urne elettorali in occasione dei prossimi appuntamenti, ed in particolare per le elezioni politiche di febbraio.
Riteniamo infatti che il voto, per la definizione della rappresentanza democratica, sia ancora la via maestra per dare forza e significato alla volontà dei cittadini: diversamente, vi è il serio rischio che a tutti i livelli coloro che comunque verranno eletti per svolgere le funzioni rappresentative ed esecutive si trovino in uno stato di evidente carenza di rappresentanza popolare, il che indebolirebbe la loro capacità di assumere decisioni necessarie e magari impopolari per far fronte alla grave crisi in cui si trova il Paese. È perciò doveroso, prescindendo dai diversi e legittimi orientamenti politici, che tutti coloro che hanno facoltà di voto fruiscano fino in fondo di questo diritto democratico rafforzando con la loro partecipazione le nostre istituzioni in una fase davvero problematica e dagli esiti che definire incerti suona perfino eufemistico se non umoristico.
Attivarsi contro il non voto perché le urne non vadano malinconicamente deserte è quindi la decisione che ci pare insieme più saggia ed obbligata. Dirlo per tempo è il primo passo. Farlo sapere il secondo. Le modalità di un attivismo che recuperi antiche militanze e nuovi volontariati le individueremo per strada, con una catena informativa senza la quale l'odierna democrazia partecipata non riuscirebbe ad esistere.


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