Sono nato a Salsomaggiore Terme (Parma) nel 1955 e risiedo a Piacenza. Sono sposato dal 1978 con Graziella.
Ho una figlia, Margherita, e una grande passione: la politica, che per me significa lavorare per costruire il futuro della nostra comunità.
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lunedì 3 dicembre 2018

Commemorazione eccidio passo dei Guselli (4.12.1944)

Il 4 dicembre 1944,  un'autocolonna di 60 partigiani proveniente da Morfasso della Divisione garibaldina “V. Bersani”, che si dirigeva sul passo ritenendolo libero, veniva sorpresa e mitragliata da una colonna appiedata tedesca poco numerosa (70 uomini circa), che consolidava la presenza nella zona destra del Nure.
L’epilogo è tragico: 44 caduti, considerando anche i morti dei giorni successivi, 8 arrestati, 3 partigiani inviati in Campo di concentramento. Tra i morti una delle più combattive partigiane delle nostre formazioni: la maestra Luisa Calzetta, la “Tigrona”.
E’ stato questo del Passo dei Guselli il fatto di sangue tra i più cruenti della Lotta di Liberazione nel territorio piacentino.
Domenica 2 dicembre u.s. si è tenuta la commemorazione annuale alla presenza dei rappresentanti dell’ANPI e dell’ANPC provinciali.


La benedizione è stata impartita da don Giuseppe Felloni, diacono della zona e dopo l'introduzione del Presidente ANPI dott. Stefano Pronti ed un saluto del sindaco di Morfasso Paolo Calestani, ha svolto l’orazione ufficiale l’on. Marco Bergonzi, deputato della XVII Legislatura della Repubblica Italiana ed associato ANPC Piacenza.

DISCORSO COMMEMORATIVO tenuto dall' on. Marco BERGONZI presso il PASSO DEI GUSELLI (PC),  il 02 Dicembre 2018 

Cosa ci dicono testimonianze come quelle che abbiamo ascoltato? Cosa ci trasmettono?
Certo coraggio, valore, sofferenza, dolore, desiderio di combattere per il proprio Paese, per le proprie famiglie, per difendere le proprie case, pur nella piena consapevolezza della sproporzione dei mezzi a disposizione, ma con la formidabile ed insopprimibile spinta interiore ad opporre RESISTENZA.
Poche parole sono evocative di tanti valori quanto la parola RESISTENZA.
Che ci ricorda lo straordinario esempio dei tanti che seppero Resistere, correndo rischi enormi e spesso, come ricordiamo oggi, al prezzo della vita.

Come, senza di loro, si sarebbe potuto arrivare alla fine di un periodo, di un lunghissimo e doloroso periodo in cui la libertà era negata, con la violenza, con la brutalità, con la sopraffazione, con la cattiveria, con l'odio, … con l’odio micidiale del regime nazifascista.


Come si arriva alla LIBERAZIONE, ad avere una nuova possibilità, una nuova possibilità di vivere una vita fino a quell'istante negata: qualcosa di immenso, ma per la quale si pagò un prezzo altrettanto immenso: pagato con il coraggio, il sangue, lo spirito ed i valori che mossero tanti giovani a dire no, non possiamo accettare questo mostro oppressore, a lasciare le proprie case, le proprie madri, mogli e figli, a prendere le armi per ribellarsi e combattere.
Inizia la straordinaria lotta partigiana, fondata sulla consapevole accettazione oltre che delle privazioni, della separazione dalle proprie famiglie anche degli enormi rischi che questa scelta comportava, ma una scelta sorretta ed intessuta di coraggio e di valori profondi
Perché la liberazione, prima dei volti sorridenti in bianco e nero delle immagini di quel giorno viste in TV, è dove tanti sono caduti, sacrificandosi per dare vita al nostro Paese, è qui, dove siamo noi ora.
E proprio qui voglio ricordare Don Giuseppe Borea, parroco di Obolo e Cappellano militare della 38a brigata della Divisione Valdarda, che recitò un ruolo attivo e di primo piano nelle fila della Resistenza, e si distinse per umanità e coraggio, che subito accorse al cimitero di Morfasso dove furono deposti i corpi dei caduti dell’imboscata del Passo dei Guselli.
Una delle sue più importanti opere di carità è stata seppellire i morti. Rischiando la vita, perché l’ingiunzione era di lasciare i cadaveri per strada, a monito per i vivi.
Ma condividendo i valori della libertà, della giustizia e della Patria, non volle chinare il capo ai compromessi ed alle prepotenze.
Viene arrestato dai fascisti nella Sua canonica e muore, sotto i colpi del plotone di esecuzione, il 9 febbraio 1945. Non aveva ancora compiuto 35 anni.
A don Giuseppe verranno conferite la medaglia al valor militare, e la medaglia d’oro alla memoria.


Pensando a tutti loro, mi viene in mente ciò che è riportato sul monumento che a Sarajevo ricorda con gratitudine 4 nostri aviatori, che portavano cibo, medicinali e coperte ad una città assediata, allo stremo, su un aereo disarmato e nonostante volassero in un corridorio umanitario, cioè protetto, furono vigliaccamente abbattuti: sulla loro lapide si legge: “CADUTI PERCHE’ VIVANO GLI ALTRI”: questo è quanto potremmo scrivere per coloro che ricordiamo oggi.
-E davvero tanti sono i valori e gli insegnamenti che trasudano dai cippi e dai luoghi della memoria: amore per la propria Patria, responsabilità, senso del dovere, generosità, dedizione e sacrificio, oggi c'è molto bisogno di senso della responsabilità : 
I Partigiani sentirono dentro di loro: ad un certo punto tocca a te, nessuno può fare quello che devi fare tu.
Coloro che combatterono per la libertà mi ricordano i GIUSTI: a Gerusalemme nel memoriale della Shoah vi è un bosco ove ogni albero è dedicato ad un Giusto; i GIUSTI sono semplicemente delle persone normali, che posti di fronte all’ingiustizia, reagiscono, sapendo opporsi anche a rischio della propria vita.
Un racconto della tradizione ebraica da un vestito a queste persone, ne fotografa l’immagine ed il modo di pensare: “esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo, ma quando il male sembra prevalere, escono allo scoperto e si prendono i destini del mondo sulle loro spalle”. 
Ecco, i partigiani combatterono per tutti.., i Partigiani senza dubbio furono dei GIUSTI.

-Ricordare la lotta di Liberazione, il sacrificio dei tanti partigiani è certamente un valore, ma non solo…
…è soprattutto un dovere, perché di una cosa dobbiamo essere consapevoli: nulla di buono si fa dimenticando il passato. 

Ogni luogo della memoria ti parla e riporta dei nomi; insieme, sono file interminabili di nomi, ciascuno dei quali è stato una persona, con una vita spenta dalla barbarie della guerra, dall’atrocità dell’odio, come qui, sul monumento davanti a noi; non possiamo, non dobbiamo mai dimenticarlo.
A Gerusalemme, in un padiglione dedicato al milione e mezzo di bambini bruciati dall’odio razziale, alla luce delle sole candele, nel silenzio più assoluto, una voce legge in perpetuo tutti i loro nomi e lo farà per sempre.
-Ma tornando ai nostri caduti, siamo tutti in debito con coloro che si sono sacrificati per noi, per consegnarci un altro mondo rispetto a quello in cui si sono trovati a vivere loro: un mondo di pace, libero, libero dai conflitti.
Furono uomini e donne....:  è necessario ricordare lo straordinario contributo delle donne nella Resistenza: sono loro che permettono il trasporto di materiali di propaganda, creando quella prima rete di trasporti, rifugi e depositi che saranno punti importanti della rete cospirativa; salvano i soldati dai primi rastrellamenti e danno loro gli abiti borghesi, aiutano ad occultare le armi abbandonate dall'esercito che si sfalda, che sarebbero state la base di armamento dei primi nuclei partigiani.
Le donne affrontano la lotta ed il sacrificio con grande fermezza e molte volte oltre alla tortura ed alla violenza che tutti i partigiani provano sulla loro carne, subiscono oltraggi persin più gravi, proprio perché donne.
Senza l’apporto delle donne la Liberazione non sarebbe stata possibile e, comunque, non avrebbe avuto quella portata di cambiamento così radicale nella storia del nostro Paese”.
Il contributo alla Resistenza da parte delle donne - soprattutto nel nord Italia - è stato diffuso e sostanziale, ma il ruolo più ricordato dalla storiografia è quello della staffetta, che metteva in collegamento le formazioni partigiane fra loro e con il centro direttivo. 
Durante l’occupazione nazista il controllo del territorio era stretto ma le donne, spostandosi sia a piedi che in bicicletta, portavano ordini, volantini, armi e viveri. Il tutto con il rischio di essere perquisite ai posti di blocco, viaggiando di notte e dovendo spesso tenere all’oscuro i propri familiari di quanto facevano. 
“Il continuo rischio di essere intercettate dal nemico e di conseguenza arrestate, o magari violentate e torturate, dimostra quanto queste donne fossero forti interiormente e pienamente coscienti del ruolo che svolgevano. Un compito rilevante e a lungo misconosciuto: le cifre ufficiali registrano infatti 35.000 partigiane; oltre 1.000 sono cadute in combattimento e più di 2.000 sono state fucilate e impiccate”.
Per questo e per molto altro ho ritenuto un dovere e sono orgoglioso di essere stato tra i firmatari e sostenitori della proposta di legge volta ad istituire la "Giornata in memoria delle donne nella Resistenza": sarà il 24 Aprile..., una data a forte valenza simbolica (in modo che anche sul calendario si arrivi al 25, alla Liberazione", passando per il ruolo delle Donne nella resistenza").
-Abbiamo un debito enorme, che non potremo mai saldare, ma che possiamo in parte ripagare, anzitutto ricordando chi non c’è più, cercando sempre di essere degni delle loro sofferenze e dei loro eroismi, con i nostri comportamenti, con il rispetto per gli altri, con onestà, con il senso del dovere, assumendoci ciascuno le proprie responsabilità in ciò che siamo chiamati a fare, cercando di essere persone migliori, perché tante persone migliori fanno migliore la società e rendono il mondo migliore ed è proprio per questo che hanno combattuto.
Allora raccogliamoci nel ricordo, onoriamo la memoria dei partigiani e con emozione e profonda gratitudine per il loro sacrificio per noi, custodiamone l’insegnamento e facciamolo nostro. 
Dal sacrificio dei Caduti, di chi ha saputo opporsi al regime, dall’insurrezione di tutto un popolo contro la tirannia, dalla lotta partigiana, nascono le Istituzioni della Repubblica, che sono fondate sui valori dell’antifascismo, che abbiamo il dovere di rimarcare e rimarcare con forza sempre e senza titubanza alcuna; nasce la nostra Costituzione; in essa c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie.
E se è vero, com’è vero che “dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, lì è nata la nostra Costituzione”, qui, anche qui a Passo Guselli è nata la nostra Costituzione.

Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. 
Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Soprattutto in un tempo come l’attuale in cui assistiamo al riemergere rigurgiti di intolleranza e di prepotenza che non avremo mai voluto rivedere, occorre essere vigili più che mai; 
se il fascismo non può tornare nella sua forma iconografica del passato, gli atteggiamenti fascisti sono sempre più frequenti, anche purtroppo da parte di chi siede nelle Istituzioni e questa è una regressione molto grave.
Le conquiste democratiche non sono mai per sempre, vanno presidiate, vissute e trasmesse di generazione in generazione.
-I germi dell’odio si annidano, possono anche restare a lungo dormienti, ma non muoiono mai e l’antidoto alla montagna di immensa mostruosità dei totalitarismi sta nel nostro saper essere custodi di valori, saper tramandare ciò che è stato, essere consapevoli che la memoria non è solo un valore, è un dovere ed è quanto di più efficace per difenderci dall’abisso dei conflitti, dell’odio e delle guerre.

Ricordando qui ciò che è stato, difendiamo oggi quei valori ed i principi fondamentali della Costituzione.

-Qualcuno ha detto che un buon soldato non è colui che combatte perché odia chi è davanti a lui, ma perché ama coloro che si trovano dietro (P.COELHO)
Esattamente questo sono stati i Partigiani… : Uomini e Donne che amavano tutto ciò che l’oppressione nazifascista voleva strappargli con la forza.
Ma la storia da sola non insegna nulla, non preserva dal ripetersi, occorre fare memoria, stare molto attenti e tramandare la necessità assoluta di presidiare e difendere la libertà che ci è stata consegnata, per la quale tanti sono morti, dispersi, spariti per sempre.
A loro dobbiamo tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo; e lo dobbiamo anche a tutti quei capelli bianchi degli ultimi testimoni, degli ultimi protagonisti di quei tempi; ascoltiamoli, commoviamoci di gratitudine insieme a loro, facciamoli parlare con i ragazzi, sono scrigni preziosi di valori inestimabili. 
Domani avremo solamente ricordi di seconda mano.
Raccogliamo e tramandiamo il loro testimone, ci sentiremo meno piccoli di fronte al loro immenso esempio.
Viva la Resistenza, viva la Libertà, viva l'Italia!

Marco Bergonzi

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