Sono nato a Salsomaggiore Terme (Parma) nel 1955 e risiedo a Piacenza. Sono sposato dal 1978 con Graziella.
Ho una figlia, Margherita, e una grande passione: la politica, che per me significa lavorare per costruire il futuro della nostra comunità.
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venerdì 7 giugno 2019

Commemorazione in ricordo del Prof.Giuseppe Berti


In occasione del quarantesimo dalla scomparsa del Servo di Dio Giuseppe Berti (riconoscimento che deriva dalla conclusione diocesana del processo di Beatificazione), si è tenuta la cerimonia religiosa accompagnata da alcuni interventi che hanno evidenziato i vari carismi che il professore ha manifestato nella sua vita terrena.
A nome di A.N.P.C. di Piacenza, ho voluto portare il saluto ed il ricordo delle gesta del professore quale antifascista e resistente della prima ora. 
A seguire il testo del mio intervento.


                                                                    
Prof. Giuseppe Berti
Un messaggio di vita, molto attuale per noi, oggi

Padre Bartolomeo Sorge individua nell'odierna situazione mondiale una fase di cambiamento strutturale dell’intero sistema globale, traendone analogie con il periodo della rivoluzione industriale di metà ‘800.
Rivoluzione industriale che ha, poi, generato due guerre mondiali, la nascita del comunismo e altri fenomeni che hanno rivoluzionato l’esistenza di intere generazioni.
Padre Sorge, non riuscendo poi a delineare con esattezza quale modello e cosa fare oggi, ritiene che la base su cui ricostruire il sistema sociale del futuro stia nell'insistere sulla formazione delle nuove generazioni e sull'impegno personale.
Lo stesso pensiero che ha mosso, dopo la grande guerra con la nascita del Partito Popolare nel 1919 e con la profonda attività dell’Azione Cattolica durante il fascismo, la condotta di tante straordinarie figure, religiose e laiche, che hanno permesso al nostro Paese di risorgere dalle rovine della seconda guerra mondiale, con tanta forza e ardore, grazie ad una straordinaria classe dirigente formatasi nel solco degli insegnamenti della dottrina sociale cristiana.
Berti, in tal senso, è stato senza dubbio, la più significativa e luminosa figura del cattolicesimo democratico piacentino, impegnato, per tutta la sua esistenza, nel ruolo di formatore ed animatore di giovani.
Berti era il più “anziano” tra i giovani dell’Azione Cattolica diocesana post grande guerra e aveva, per vocazione personale e professionale (prima maestro elementare a Piacenza poi, laureatosi, dal 1938 al 1970, insegnante di filosofia, letteratura e storia a Cremona) una predisposizione alla formazione dei giovani e in questa sua missione, “spende” tutta la sua vita.
Uomo mite e disponibile al dialogo ma intransigente sui principi e sui valori, comprende innanzitutto (nonostante il clima di grande confusione) che tutto ciò che è contro la persona umana va combattuto.
Quindi è culturalmente e profondamente antifascista fin dalla prima ora e partecipa in prima fila a tutte le “battaglie” della sua epoca, mai sottraendosi o rimanendo a guardare, ma dando sempre l’esempio.
E, pur di spirito pacifista, subisce, a partire dal 1921, una serie di brutali percosse e, nel 1944, mentre lascia la sede FUCI di Via S. Giovanni, viene anche arrestato.
Berti, antifascista convinto, ma pacifista e contrario ad ogni forma di violenza, rappresenta appieno la figura del cristiano che come scrive Daniela Morsia: “..si muoveva su una linea di educazione ai principi cristiani e al senso critico. L’impegno era quello di differenziarsi dal fascismo sulla base della propria identità cattolica….e.. fin dalle prime esperienze degli anni venti, Berti fu tra i maggiori protagonisti di quella linea di pensiero e di azione formatrice che concorse a creare e diffondere un’area del dissenso morale ed intellettuale che consentì, più facilmente (in seguito) la scelta della Resistenza (a tanti giovani dell’Azione Cattolica)…”.
Berti ha fatto parte di quel gruppo di cattolici democratici che hanno svolto un ruolo primario nella sconfitta del totalitarismo che, come scrive il prof. Giorgio Campanini:”….prima ancora che nei campi di battaglia, fu sconfitto nell'interiorità delle coscienze….”.
Vicino ai ceti operai ed animato da uno spirito sempre propositivo, Berti subito dopo la guerra, fonda a Piacenza le Acli e l'Enaip per la formazione professionale dei giovani; avendo ben presente che l’istruzione è la base fondamentale per costruire una esistenza solida basata sul lavoro e sulla possibilità di crescere dignitosamente i figli.
A suggello della sua attività, il 18 aprile 1948, viene eletto deputato nel primo Parlamento della Repubblica Italiana nelle file della Democrazia Cristiana e vi rimane fino al termine della legislatura, nel 1953, distinguendosi soprattutto nell'approfondimento dei problemi della scuola. L'intensa attività pubblica non lo ha mai distolto, comunque, dagli studi di storia locale: membro attivo della Deputazione di storia patria, è stato fondatore e primo presidente dell'Istituto storico della Resistenza di Piacenza; e, per le benemerenze acquisite nella scuola, ebbe dal ministero la medaglia d'oro.
Come studioso le sue numerose pubblicazioni possono essere divise in tre filoni: il pensiero filosofico, il movimento cattolico e la resistenza piacentina; suoi, ad esempio, sono due importanti volumi dedicati alle "linee della resistenza piacentina".
Berti si può definire, a pieno titolo, il “padre” della generazione di cattolici democratici impegnati prima nel sociale e poi in politica che hanno rappresentato, prima nelle  file Resistenza, poi nei trent'anni del dopoguerra, la spina dorsale dell’intera classe dirigente locale della Democrazia Cristiana.
Berti, un uomo che, come ha scritto il nostro Vescovo, mons. Gianni Ambrosio:”… ha vissuto pienamente questo suo essere del popolo, nel popolo, per il popolo…” e, per questo, è quanto di più esemplare la nostra terra possa esprimere ad esempio di quanto oggi occorra ed, anche, si possa fare e portare a compimento in momenti che, oggi come allora, paiono difficili se non drammatici.
La necessità che, come Berti ha sempre avuto presente ed insegnato, la persona umana sia al centro di tutti i processi di crescita sociale e che si completi all'interno di una comunità attenta al bene comune, sono i pilastri, ancora oggi, di una “nuova” , ma, allo stesso tempo, sempre attuale coscienza civica.
Grazie a questo inalienabili principi e agli uomini come Berti, per il nostro Paese, che risorgeva a nuova vita, fu possibile dotarsi di una Costituzione che metteva con forza la persona umana al centro di qualsiasi teorizzazione civile, sociale, statuale, politica.
Come sancito all'art. 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Gli eventi degli ultimi, difficilissimi mesi ci dicono che siamo arrivati al termine di un modo di intendere lo Stato e il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Proprio per questo le parole e lo spirito dei padri della Repubblica, come è possibile definire anche il prof. Giuseppe Berti, devono animarci oggi nello sforzo di ricostruire un Paese che appare esausto, senza speranza, rassegnato al peggio.
Con lo stesso impegno personale, teso a ripristinare la centralità dei cittadino rispetto allo Stato, della persona rispetto alla politica, all'economia ed alla finanza, che il prof. Giuseppe Berti ha profuso in ogni giorno della sua esistenza terrena rendendo così attuale, e perenne, il suo esempio ed il suo insegnamento.



Mario Spezia

Presidente provinciale
Associazione Nazionale Partigiani Cristiani


Chiesa di Sant'Anna in Piacenza 7 giugno 2019

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